Racconto di maggio e unghia tagliate, indice e medio.
Racconto di maggio e unghia tagliate, indice e medio.Ma che ti ho fatto, cos'hai? Ci siamo incontrati e nemmeno
mi hai salutato. Nemmeno fossi un cane. Ho bevuto dieci vodka e due montenegro,
un quarto di bottiglia di Jägermeister , sarò ubriaca, forse non
me ne accorgo. Sarà colpa del mio amico con le magliette a righe rosse.
Perché, perché? Nonostante tutto riesco ancora ad innamorarmi,
a pensarti a prendere numeri di telefono da non chiamare. Mi sento un infame,
una sfortunata della domenica. Tette, tettte, datemi le tette per far carriera,
anche una vagina, grazie. No! Non sei tu che ho aspettato tanto. "Un infermiere
per l'amor dei poeti." In mezzo ci sta anche una stronza che si fa il bagno
a mezzanotte nuda e poi dice che si sente bagnata sotto. Quell'altra dice che
mi amava, e che mi ama ancora; canteremo insieme, andremo a cena. Saranno le
solite bugie che si dicono per fare bella figura. Questa sera c'erano proprio
tutti al bar. Quel bar e quella caffetteria, anche la ragazza di Genova che
mi piacque l'estate scorsa e c'è un concorso fotografico. Sono una brava
fotografa, io, lo sanno tutti. Non ci credo nemmeno. Sono stanca. Adesso bacio
il mio orsetto, ha la mia stessa età sapete? No! Voi non sapete un cazzo,
passerò anche per la saputella, vaffanculo stronzi, non siete buoni nemmeno
a scopare, a bere e a vivere in pace. Chi sei? Ne tu, ne lei. Le stelle, tante
stelle e sfilate di moda, poi la festa, dopodomani una cena. Sto aspettando,
cazzo, non ho dato l'invio. Non si carica la pagina è ovvio. Tanta voglia
di accarezzarti, non tu, non tu, lei, che hai capito! Anch'io ci credo, si ti
voglio bene. Ti ho visto bene, lo sai. Ho scattato anche qualche foto. Il tuo
ragazzo voleva picchiarmi, che lo faccia; scemo! Scusami, un caffè decaffeinato
corretto con sambuca. I gradi alcolici, sono meno della temperatura stagionale,
siamo apposto, non c'è problema, possiamo farcela ancora. Cos'hai in
mano? Ah, si, il telefono, vuoi chiamarmi? Si, dai giochiamo a nascondino, poi
mi dici dove sei con un messaggio. Tana libera tutti! Non ci voleva, lo sapevo,
non dovevo fidarmi della gente. Nord, sud, tutti uguali, poca voglia di lavorare,
scarsa dote d'amore. Mi hai detto che ieri l'hai passata a guardare film e dormire,
io ben che non si dica, non ci riesco ovviamente. Sarà stato il mese
scorso, che stavo male e a tutti i costi cercavo di curarmi, per dimenticare
qualcosa che era un principio di vita. Sono arrivato da te, non ricordo come,
ma ero sola, e tu eri sola e allora volevo diventare tua amica per farci compagnia.
Volevo scriverti qualcosa di meraviglioso per farti sorridere, ma ero a metà
tra se vivere o continuare a soffrire e quando uno sta male deve tenerselo per
se e non rendere partecipi gli altri della sua condizione, non sta bene, non
è educato. Quando uno sta male deve essere lasciato in pace, è
un bene, è meglio così. Uscivo di casa: nulla. Tornavo qui: nulla.
Andavo, mi abbuffavo di squisite scarsità e tenacia. Cercavo la felicità,
volevo la felicità, ma cercavo in posti sbagliati e come una sera trovai
due amanti che finito di cenare andarono a fare un pompino nel bagno, lasciando
la porta aperta perché è più eccitante e un altra (nessuno
ci crederà mai), l'impiegato dell'autostrada si scopava una bionda tinta
nel gabbiotto, tra una macchina e l'altra alle quattro di domenica mattina (non
non abbiamo queste vanità per fortuna. "Fortuna forse ce l'ho messa
io, non ci stava nel discorso del mio amico. Abbiamo mangiato in un ristorante
che era il nostro stile da orologio delle bancarelle religiose. Io Maccheroni
alla chitarra al profumo di bosco e scaloppina ai funghi, lui antipasto misto
e agnello arrosto). Forse nemmeno cercavo tanto, ma tutti cercavano me per farmi
soffrire e tentare di picchiarmi, perché anche chi si bacia in via del
corso crede di poter avere un intimità, ma in realtà sono fighi
e belli, possono farlo dovunque e te lo fanno davanti quasi per cattiveria,
sicuramente per godere della tua invidia. La mia storia è un pò
come la tua, solo che io ho capito il motivo perché nessuno mi bacia
e ormai la vivo bene, ho superato tutte quelle crisi esistenziali, ho superato
me stessa e ora mi voglio bene. Ti chiamo così, vorrei aiutare anche
te, ma non ti conosco affatto e scusami se mi permetto solo di pensarlo, ma
cerca di volerti bene, vedrai le cose cambieranno, devi essere felice, devi
comunicare felicità a chi ti guarda. Fatti un giro per strada, guarda
le facce, sono tutti tristi e se sorridi si meravigliano e pensano che sei pazza,
ma tu sorridi, vedrai il mondo più bello e qualcuno vorrà baciarti.
Sembra una favola, ma purtroppo non è così la vita, anche se sorridi
nessuno vuole stare con te, nessuno vuole stare con nessuno, ma tutti vogliono
essere felici, ma non ci riescono perché sbagliano in una cosa che nessuno
vuole ammettere: si ha paura di amare, si ha paura di costruire qualcosa di
cui non ci si può più liberare, alla fine si ha paura di se stessi,
delle proprie debolezze, si ha paura anche dell'essere felici. Non mi basta,
non ho voglia e con te non mi va; punto! Un caffè decaffeinato, grazie.
Dov'è il bagno? Scusi. Dannate serrature sempre rotte (sei andato in
Calabria e non mi hai detto nulla ed io che volevo venire). Stronzo, che ti
guardi? Quello stronzo guarda le mie mani. Però è si un bel ragazzo,
avrà venticinque anni, qualcosa in più forse. Non mi basta nemmeno
lui, è sporco, indossa abiti neri, sarà un depresso cronico, meglio
pensare che ha problemi esistenziali, non voglio abbatterlo come in "colpito
e affondato" della battaglia navale. È finito il sapone, vediamo
nel bagno degli uomini. C'è per fortuna. Il rubinetto è rotto,
quel gocciolare mi si mette alla testa, smettila! Mani, le mie mani, sono belle
vero? Specchio dimmi la verità. Non rispondi nemmeno tu, e si che non
parli sei mezzo crepato d'invidia, che sono troppo bella pure per te. Anche
quello scimunito, prima, mi guardava le mani. Pensieri di vanità affiorano
in me. Sono belle vero? Specchio di merda, crepa (Con un pugno lo tiro via a
pezzi)! Datemi dei fazzoletti, una garza, non vedete che sanguino! Brutto specchio
ora ne siete tanti, e peggio di prima, non valete per uno messi insieme. Che
bella che sono! Non mi piaci nemmeno tu, brutto muso musicista. Mi tocco con
forza, voglio accarezzarti, tu non sei in me. Ho solo le mie mani e tanta voglia
di averti. Perché non ti piacciono le mie mani? Sono belle, adesso sanguinano
e hanno brillanti pregiati. Mancano due unghie, ma tanto chi se ne accorge e
poi capiranno che sto male dentro. Accontentarsi, e perché? Tanto ho
le mie mani e ho te nei pensieri e te e anche te, posso avere tutti quelli che
voglio. Vorrei sapere. Non mi ami, non mi hai mai amato, forse si, ma non posso
saperlo, me ne sono accorta, questo è vero, ma un mese non è nulla,
io ho ancora voglia di te, ho voglia di uno che non ci sapeva fare. Mi piaci
cosa posso farci? Mi piaci! Scrivitelo sulle braccia, tagliati il cazzo tanto
non serve a granché, tanto io ho le mie mani e tu non verrai più
con me, non mi bacerai nemmeno. Era l'ultimo bacio e ho sudato per strappartelo.
Quante promesse, nessuna mantenuta, tutte negate. Hei uomo dei caffè,
ti va di parlare un pò con me? Ecco, parliamo di magliette. Io ne ho
prese dieci quest'estate, una me l'hanno regalata e tu quante ne hai?
(ps.non mi piacciono le magliette).
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