pietre preziose
ce ne stavamo una dentro all'altra a piangere di melodrammi in due (mila) dimensioni sghignazzando con gli occhi pesti luminosi come sciabole vergini di forgia, eravamo cartocci appallottolati e attaccati con colla di saliva aromatizzata al tabacco di troppi uomini di passaggio che come scheggie lasciavano il segno e non sparivano mai, principi dei tempi fuggiti e dei ricami di parole di contrabbando, incantate, innamorate e abbandonate, come scatole cinesi ammaccate, adagiate in noi e nelle nostre storielle a mano armata, rapite e imbavagliate ci promettevamo eternità e magie di rivalsa rivestite di plastica e sesso fai da te trasversale e comico come una greca tragedia demodèe, ce ne stavamo una dentro all'altra, io e mia sorella, e tristi profondamente, non eravamo tristi mai.
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