sonnolenze di prima matttina mentre iTunes ti colipsce continuamente
Sapere a brutto grugno, in un mattina piovosa di fine novembre (ed è proprio fine, caspita), che Lei ti manca. Che Lei è in Spagna, ma non è per questo che ti manca, non è così che ti è lontana. Ti manca perchè ad Aprile l'hai lasciata, hai voluto staccare un po', e farti le tue esperienze, cattive o buone che siano, ed ora la senti, ogni giorno di più, ogni giorno sempre più spesso, e ti manca. Non come morosa, come la tua cultura della bassa t'ha insegnato a dire, ma come amica. E basta. Solo tu e lei, per qualche piccolo istante, minuto, qualche ora insieme, come una volta, a sorridere e sorridersi...
E sorridevi e sapevi sorridere coi tuoi vent'anni portati così, come si porta un maglione sformato su un paio di jeans; come si sente la voglia di vivere che scoppia un giorno e non spieghi il perchè: un pensiero cullato o un amore che è nato e non sai che cos'è. Giorni lunghi fra ieri e domani, giorni strani, giorni a chiedersi tutto cos'era, vedersi ogni sera; ogni sera passare su a prenderti con quel mio buffo montone orientale, ogni sera là, a passo di danza, a salire le scale e sentire i tuoi passi che arrivano, il tintinnare del tuo buonumore, quando aprivi la porta il sorriso ogni volta mi entrava nel cuore. Poi giù al bar dove ci si ritrova, nostra alcova, era tanto potere parlarci, giocare a guardarci, tra gli amici che ridono e suonano attorno ai tavoli pieni di vino, religione del tirare tardi e aspettare mattino; e una notte lasciasti portarti via, solo la nebbia e noi due in sentinella, la città addormentata non era mai stata così tanto bella. Era facile vivere allora ogni ora, chitarre e lampi di storie fugaci, di amori rapaci, e ogni notte inventarsi una fantasia da bravi figli dell'epoca nuova, ogni notte sembravi chiamare la vita a una prova. Ma stupiti e felici scoprimmo che era nato qualcosa più in fondo, ci sembrava d'avere trovato la chiave segreta del mondo. Non fu facile volersi bene, restare assieme o pensare d'avere un domani e stare lontani; tutti e due a domandarsi: "Con chi sarà?" In ogni cosa un pensiero costante, un pensiero lucente e durissimo come il diamante e a ogni passo lasciare portarci via da un' emozione non piena, non colta: rivedersi era come rinascere ancora una volta. Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione, Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo, sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo. E davvero non siamo più quegli eroi pronti assieme a affrontare ogni impresa; siamo come due foglie aggrappate su un ramo in attesa.
"The triangle tingles and the trumpet plays slow"... Farewell, non pensarci e perdonami se ti ho portato via un poco d'estate con qualcosa di fragile come le storie passate: forse un tempo poteva commuoverti, ma ora è inutile credo, perchè ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me... [Farewell - F. Guccini]
09:33 | link
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Non mi dai conforto.
Mani assassine di luci scivolano come fazzoletti sul lato mortale del sole.
Assente dalle rive del mondo vorrei rubare mani come ladra di pagine altere in vuoti d'anima vuoti d'amore..
E piene le tasche di orizzonti sciolti bicchieri di veleno tra fiati taglienti di parole
ora che ti imploro ora che la notte imbavaglia il tempo ora che il silenzio è un pensiero stonato
di musica affranta
sulle spalle del cuore.
Odilia Liuzzi
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14:34 | link
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poesie |

piccola foglia impazzita d'amore sbatto le ciglia e mi avvio.
tu sei lì, da qualche parte che ancora non so.
00:50 | link
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my love |
era il tempo di andare...
la guardo per l'ultima volta senza credere sul serio che è davvero l'ultima, poi salgo in macchina e in quel momento lei si aggrappa al portone come fosse priva di peso. reprimo l'istinto di spegnere il motore, di tornare da lei e abbracciarla, di dirle che andrà tutto bene, che me ne frego di quanti anni ci separano e che quella notte non è l'ultima, ma solo un'altra notte, tenera e calda come tutte quelle che l’hanno preceduta. reprimo le mille voci della mia testa che urlano disordinatamente frasi sconnesse, ingrano la marcia e mentre parto la vedo scivolare, distrutta, sui gradini di marmo, e non posso fare a meno di guardarla mentre sbotta a piangere tenendosi le mani premute sulla faccia. faccio un metro e poi inchiodo sollevando una nuvola di polvere. i suoi occhi verdi di solito così espressivi e meravigliosi sono coperti da una poltiglia nerastra che anziché deturpare la sua bellezza la fa brillare ancora di più sotto la luce di una luna morente.
<<assassino>> è l’unica parola su cui concordano tutte le voci.
esco dall'auto, torno indietro di una decina di passi e l'afferro per le spalle rimettendola in piedi. 50 kg di carne rosa tra i miei palmi. apro la bocca senza emettere un suono. non so cosa dirle. continuando a fissarmi lei si ricompone, mi sorride e mi dice "non preoccuparti, è tutto a posto. adesso vai" e fa un gesto con la mano indicando la strada. quel gesto e quelle parole mi perforano la bocca dello stomaco e meccanicamente mi ritrovo al volante dopo qualche attimo mentre mi costringo a fissare il parabrezza, riparto ed esco dal vialetto senza curarmi delle precedenze. il contakilometri cambia l’ultima cifra proprio mentre flash sinaptici prendono a torturarmi le tempie, e il cuore mi batte a mille mentre sento di nuovo l’emozione e la vergogna della nostra prima volta, la sua pelle nuda contro la mia, e i fichi d’india, la consapevolezza della fugacità di quei momenti che ci toglieva il respiro anche mentre eravamo impegnati a viverli, le sue e le mie lacrime di gioia…
fermo l’auto un paio di km dopo, accostando sulla destra. è buio e l’estate è quasi finita. mi siedo per terra sull’asfalto lercio e contro ogni aspettativa riesco a non piangere, e mi limito a stringere forte nelle mani il ciondolo che lei mi ha regalato fino a quando non sento un piccolo dolore. quello stesso piccolo dolore che mi accompagna ancora oggi ogni volta che guardo a sud, e che non lascia stemperare nel fiume dei ricordi la bellezza di quegli occhi naturalmente verdi, verdi come sanno esserlo soltanto certe colline del salento.
00:16 | link
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